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Storia e musica


«Se dovessi elencare le mie passioni direi che sono un grande amante dei cartoni animati, del teatro, del cinema e dei musical.
Basterebbero questi indizi per comprendere la mia regia per lo spettacolo inedito “Il Pianeta Proibito. Il Musical” ispirato all’omonimo film di fantascienza degli anni ’50, e che, a sua volta, s’ispirava alla commedia “La Tempesta” di Shakespeare.

A dire il vero esiste un musical inglese chiamato “Return to the Forbidden Planet” che debuttò a Londra alla metà degli anni ’80 e che contiene, sia nella fonte d’ispirazione che in alcune parti della storia, delle similitudini col nostro spettacolo.
Inizialmente la nostra idea era di riproporre il musical inglese nella sua versione italiana ma, al momento della traduzione del testo, ci siamo accorti che non era quello che stavamo cercando, che non sarebbe potuto essere il nostro nuovo spettacolo.

Da parte mia ho individuato subito, dopo aver letto il nuovo testo teatrale scritto da Roberto Perruccio, la possibilità di amplificare i caratteri dei personaggi fino a farli diventare irriverenti, scanzonati e surreali come quelli che popolano il mondo dei cartoni animati.
Il non-sense che vive all’interno delle storie dei cartoon, e mi riferisco soprattutto ai cortometraggi della Warner Bros o della Hanna & Barbera, dove la genialità e l’ottimismo dei personaggi nell’affrontare le sconfitte, la caparbietà nel non tradire i propri intenti, creano, oltre che una grande lezione di vita, situazioni impossibili e paradossali che sono e saranno sempre il momento più divertente e atteso da grandi e piccini. Chi di voi non ha sorriso alle sventure di Gatto Silvestro o di Willy il Coyote o per la famiglia degli Antenati o dei Pronipoti? Pronipoti??? Pronipoti!!! Fantascienza!!!! Pianeti!!!!! Roboooooot. Ecco come la mia fantasia da cartoonista mancato si è divertita ad inventare il gioco meravigliosamente surreale de “Il pianeta Proibito”.
Per prima cosa ho pensato che l’ambientazione surreale doveva essere supportata da una scenografia che riuscisse a dare l’idea del disegno animato senza scadere nella trappola dei troppi colori che avrebbero affaticato lo svolgimento di uno spettacolo già caricaturale.
Ho pensato quindi di ambientare la storia in una sorta di antro ghiacciato che si potesse identificare con un pianeta disabitato e lunare che al suo interno potesse avere, come in un gioco di scatole cinesi, le sembianze di una navicella spaziale anch’essa ghiacciata.
Gli oggetti di scena li ho immaginati, per contrasto alla scenografia, colorati e, come nel disegno animato, bidimensionali.

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